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La situazione politica e i compiti del PCL

8 Aprile 2024

Documento discusso e approvato dal Comitato Centrale del 23 e 24 marzo

situazione


Il governo Meloni a guida postfascista si mantiene relativamente stabile. Il suo blocco sociale tiene e persino si consolida, come mostrano gli stessi dati elettorali di Sardegna e Abruzzo, al di là del loro diverso esito. In particolare, né la cancellazione del reddito di cittadinanza né i progetti di autonomia differenziata sembrano sinora penalizzare la destra nelle regioni del Sud. Al tempo stesso crescono le difficoltà del governo. Si riduce il suo spazio di manovra sul terreno economico e sociale. Le contraddizioni politiche nella sua maggioranza tendono ad acuirsi. Il tema Palestina, le manifestazioni che ne conseguono, i risvolti repressivi che l’hanno accompagnata, hanno avuto un richiamo nel sentimento pubblico. Tuttavia, la crisi perdurante del movimento operaio, per responsabilità delle sue direzioni, beneficia il governo della destra. Che incassa anche il sostegno alla propria politica estera da parte del centrosinistra borghese liberale.


IL CAPITALISMO EUROPEO NELLA MORSA DELLE CONTRADDIZIONI INTERIMPERIALISTE

Il capitalismo europeo è stretto nella morsa delle contraddizioni interimperialiste su scala globale. L’indebolimento dell’egemonia imperialistica USA, l’aggravarsi dello scontro fra potenze imperialiste vecchie e nuove per la spartizione del mondo, il rischio di una vittoria di Donald Trump nelle imminenti elezioni americane, concorrono nel loro intreccio ad aggravare la crisi europea. Da un lato spingono per un avanzamento delle politiche di integrazione continentale, dall’altro esaltano i contrasti tra gli imperialismi nazionali europei.

Lo sviluppo di una “difesa europea” integrata nella NATO, ma capace di una maggiore presenza e iniziativa su scala internazionale, emerge come tema centrale nelle riflessioni dei circoli dominanti, assieme alla necessità di finanziare gli enormi investimenti necessari a livello continentale in fatto di transizione ecologica e digitale a fronte della concorrenza americana e cinese. Ma ogni imperialismo nazionale europeo confligge con gli interessi degli imperialismi alleati, mentre il reperimento delle risorse finanziarie è minato dall’assenza di una comune politica fiscale e dalla riduzione in ogni paese della tassazione delle imprese. Le associazioni confindustriali di Italia e Francia chiedono il ricorso a un nuovo indebitamento continentale come unica possibile leva di finanziamento delle nuove spese militari e di riconversione produttiva (in particolare nel settore automobilistico), ma l’imperialismo tedesco, forte del proprio bilancio nazionale e al tempo stesso gravato da nuove difficoltà interne, si oppone fortemente a tale ricorso. La risultante è una impasse crescente della UE, ulteriormente aggravata dal relativo rafforzamento sul piano politico delle destre nazionaliste in diversi paesi, dalla Germania alla Francia, dal Portogallo alla Romania.


RUOLO, AMBIZIONI, DIFFICOLTÀ DELL’IMPERIALISMO ITALIANO

Il governo Meloni, e in particolare la sua leadership, difendono l’interesse dell’imperialismo italiano nel nuovo contesto. Il loro obiettivo è negoziare con l’imperialismo USA il riconoscimento di uno spazio crescente dell’Italia nello scacchiere mediterraneo, nordafricano e mediorientale, a scapito del declinante imperialismo francese. Il piano Mattei e il nuovo protagonismo italiano in Africa si pongono in questo quadro, come la partecipazione e il ruolo dell’Italia nella spedizione navale nel Mar Rosso. Si tratta peraltro di una strategia politica apertamente sostenuta e apprezzata dell’intero establishment nazionale.
Tuttavia, l’ambizione italiana si deve confrontare con la precarietà delle proprie basi materiali. L’economia nazionale ristagna, nel quadro di un ristagno dell’economia continentale (crescita zero nel quarto trimestre 2023), segnata dalla recessione tedesca. L’eccezionale pioggia di miliardi presi a prestito (o in donazione) dall’Italia col PNRR, prevalentemente intascata dalle imprese, ha contribuito alla tenuta dell’economia ma non ha innescato la ripresa attesa. La fine del Superbonus edilizio ha operato nella medesima direzione. Le previsioni sull’andamento del PIL nel 2024 si attestano su una crescita più modesta (0,8%-0,9%) rispetto ai calcoli dell’ultima Legge di Stabilità (1,2%). Il nuovo Patto di Stabilità europeo lascia sì al governo italiano qualche spazio limitato di manovra sulle politiche finanziarie sino al 2027 (in relazione alle spese per la difesa e agli interessi sul debito), ma prevede il ritorno di vincoli restrittivi di bilancio, per quanto allentati, già a partire dalla programmazione di giugno. Meloni punta all’ingresso del Partito dei Conservatori Europei nella maggioranza della prossima Commissione UE anche per avere maggiore voce in capitolo nella negoziazione dell’applicazione del Patto. Ma la prossima Legge di Stabilità si preannuncia più complicata che in passato per l’impossibilità di finanziare con nuovo debito la conferma della riduzione del cuneo fiscale e della prima riforma IRPEF. A maggior ragione risulterà difficile ricavare nuovi spazi redistributivi a vantaggio della propria base sociale. Le stesse contraddizioni emerse nel rapporto fra il governo e il proprio blocco di riferimento nelle campagne, nel quadro di una più ampia crisi della politica agricola europea, sono un riflesso di difficoltà più generali. Il rifiuto tedesco del ricorso a un nuovo indebitamento continentale si scarica dunque in misura accentuata proprio sul governo italiano. Il governo promuove una campagna promozionale dei nuovi BTP per allargare la propria base di sostegno presso la piccola borghesia e riequilibrare la composizione del debito nazionale. Ma proprio i tassi di interesse offerti ne appesantiscono ulteriormente le dimensioni.


LE CONTRADDIZIONI POLITICHE NELLA MAGGIORANZA DI GOVERNO

Parallelamente si approfondiscono le contraddizioni interne alla maggioranza di governo sul piano politico. La base elettorale della coalizione di governo tiene o addirittura si rafforza (Abruzzo), nel quadro di un forte riequilibrio interno a vantaggio di Fratelli d’Italia già da tempo registrato. Il ciclo di elezioni locali dell’ultimo anno (Lombardia, Molise, Trentino, Lazio, Friuli, Abruzzo) lo conferma. Lo stesso risultato delle elezioni in Sardegna, al di là del suo esito, si è combinato col consolidamento del voto alla destra complessivamente inteso in rapporto alle liste. Tuttavia, il contenzioso esploso tra la Lega e Fratelli d’Italia sul tema del terzo mandato ha una forte rilevanza politica, che l’esperienza in Sardegna ha ulteriormente sottolineato.

Giorgia Meloni ha l’esigenza di soddisfare gli appetiti di governo del proprio partito nei territori, tanto più a fronte dei nuovi rapporti di forza interni alla coalizione: da qui la richiesta di un riequilibrio con la Lega, in particolare nelle regioni del Nord, a partire dal Veneto. Salvini ha l’esigenza esattamente opposta di salvaguardare i propri governatorati del Nord, in primis nel Veneto, per compensare le grandi difficoltà del proprio disegno strategico di Lega Nazionale (“Per Salvini premier”): la conquista dell’autonomia differenziata e la salvaguardia del ruolo di Zaia diventano oggi la condizione della sua salvezza.

Questa contraddizione fra Lega e Fratelli d’Italia non precipita, perché la Lega non ha soluzioni di ricambio rispetto all’attuale maggioranza di governo. Ma l’implosione di tale contraddizione agisce e agirà su ogni terreno negoziale. Incluso il negoziato in corso nella maggioranza sulla riforma istituzionale.


IL NODO DELLA RIFORMA ISTITUZIONALE E LA PROSPETTIVA DEL REFERENDUM

Lo scambio tra autonomia differenziata e premierato è tanto più oggi il perno su cui si regge la maggioranza. Lo scambio negoziale è in pieno corso ma resta accidentato.

Il disegno di autonomia differenziata è sostenuto nel loro proprio interesse dalle associazioni confindustriali del Nord, in particolare del Veneto (Carraro), ma non da Confindustria nazionale, esposta su questo al conflitto interno fra le sue diverse strutture territoriali. In particolare, resta irrisolto il nodo della definizione e del finanziamento dei LEP (Livelli Essenziali di Prestazione), tanto più aggrovigliato in un quadro economico di stagnazione e di restrizione di bilancio.

Il disegno di premierato cerca di contemperare l’esigenza borghese di omogenizzare l’assetto di governo nazionale e locale (Regioni e Comuni) con l’interesse politico della Presidente del Consiglio a una investitura plebiscitaria. Ma proprio per questo si confronta con la volontà della Lega di preservare un proprio spazio negoziale nella maggioranza di governo: da qui la richiesta che in caso di voto parlamentare di sfiducia “non motivata” vi sia la possibilità di un premier sostitutivo contrattato nella maggioranza stessa, senza il ricorso obbligato ad elezioni anticipate.

In ogni caso, l’assenza prevedibile di una maggioranza parlamentare dei due terzi a sostegno della riforma istituzionale prefigura lo sbocco obbligato del referendum. Il referendum istituzionale sul premierato si annuncia come un passaggio centrale della legislatura. La salute del blocco sociale del governo in occasione di questo appuntamento sarà decisiva per il suo esito.


LE POLITICHE DI “LEGGE E ORDINE”: UN CONTRACCOLPO IMPREVISTO

La destra di governo cerca di compensare le proprie difficoltà di manovra sul terreno economico e sociale con una postura ideologico-identitaria di stampo reazionario-populista. Da qui il panpenalismo sul terreno giudiziario, il corso repressivo contro le occupazioni studentesche, la tendenza a una gestione muscolare dell’ordine pubblico nelle piazze. La guida governativa postfascista nelle mani degli “amici della polizia” incoraggia l’azione repressiva anche al di là delle direttive formali, come nel caso dei pestaggi polizieschi contro le manifestazioni pro Palestina a Pisa e Firenze. L’aperta concorrenza politica ed elettorale tra la Lega e Fratelli d’Italia nell’intestarsi il ruolo di difensori della polizia agisce nella medesima direzione.

Tuttavia, la rincorsa reazionaria sul terreno delle politiche d’ordine ha esposto il governo a un contraccolpo d’immagine. La censura a Ghali sul palco di Sanremo, i pestaggi delle proteste contro la censura presso le sedi RAI, e soprattutto le cariche poliziesche di Pisa e Firenze contro giovani studenti pro Palestina, hanno prodotto nella loro sequenza una reazione nel sentimento pubblico. Gli stessi circoli dominanti temono che una gestione muscolare delle piazze possa favorire la radicalizzazione e politicizzazione giovanile, per di più antisionista: per questo consigliano al governo prudenza e moderazione. Complessivamente, proprio sul terreno delle politiche legge e ordine connaturate alla destra e al suo tradizionale richiamo di consenso, il governo ha registrato una difficoltà, che ad oggi non lede la sua tenuta ma ne rivela una fragilità imprevista.


IL CENTROSINISTRA BORGHESE LIBERALE, UNA COALIZIONE INSTABILE

Il centrosinistra borghese liberale prova a capitalizzare a proprio vantaggio le difficoltà del governo. La vittoria di Todde in Sardegna, al di là dei suoi margini esigui e del risultato elettorale di lista, ha rappresentato un successo sul piano politico e d’immagine, seppur largamente disperso dalla successiva sconfitta in Abruzzo. La nuova segreteria Schlein si è provvisoriamente rafforzata all’interno del PD in attesa del voto europeo. Il M5S ha ottenuto la prima presidenza di Regione con un effetto di consolidamento, pur confermando la fragilità del proprio radicamento territoriale. Gli elettorati di PD e M5S mostrano una crescente compatibilità, dopo la perdita verso destra negli ultimi anni di una parte consistente del vecchio voto populista del M5S. La parziale apertura di Azione di Calenda alle alleanze di centrosinistra sul piano locale sembra incoraggiare la dinamica bipolare.

Tuttavia, tutte le contraddizioni interne al centrosinistra restano al fondo irrisolte. Resta immutata la contesa tra PD e M5S per la guida dell’alleanza, che la prossimità delle elezioni europee, su base proporzionale, tenderà ad enfatizzare. La questione del terzo mandato investe la costituzione materiale del PD e del suo blocco di potere in regioni centrali del Sud (Campania e Puglia), mentre il rapporto col Patto di Stabilità europeo, la questione ucraina, lo stesso tema dell’immigrazione, sottolineano il libero gioco populista del M5S nella ricerca del consenso elettorale in contraddizione col PD.

Il centrosinistra resta dunque ad oggi una coalizione virtuale e instabile. Il suo blocco elettorale di riferimento rimane confinato prevalentemente nei centri urbani. La sua capacità di recupero nel vasto bacino dell’astensione e del lavoro salariato è zavorrata dalla memoria delle politiche d’austerità. Le sue stesse relazioni col grande capitale si sono complicate. Un settore importante della grande borghesia, tradizionalmente legato al centrosinistra ma disarmato dalle sue contraddizioni, ha sviluppato un'apertura alla destra di governo di Fratelli d’Italia per incoraggiarne la normalizzazione liberale, istituzionale ed europeista (linea del gruppo Cairo-Corriere della Sera). Mentre altri settori del grande capitale (gruppo GEDI-Agnelli-Stellantis), che si collocano formalmente all’opposizione del governo sul piano d’opinione, ne sostengono comunque la politica estera. Le mozioni parlamentari incrociate tra governo e opposizioni sul Medio Oriente, l’unità nazionale attorno alla spedizione navale nel Mar Rosso, ne sono un riflesso. Il sostegno trasversale del grande capitale alla politica internazionale del governo (atlantismo, filosionismo, ambizioni imperialiste) concorre alla sua tenuta. È l’unità dell’imperialismo italiano.


LA VIA REFERENDARIA DELLA CGIL QUALE SURROGATO DI UNA MOBILITAZIONE GENERALE

Permane la crisi del movimento operaio sul terreno della mobilitazione sociale per responsabilità preminente della CGIL. Nessuno dei temi emergenti di possibile scontro sociale (grandi vertenze industriali, da Stellantis a ex Ilva, moltiplicarsi delle “morti sul lavoro”, etc.) diventa terreno di mobilitazione reale da parte dell’apparato sindacale. La tornata dei rinnovi contrattuali, rilevante per la sua estensione (dieci milioni di salariati), viene gestita dalla burocrazia in ordine sparso e in termini notarili. Domina il rifiuto di una vertenza generale unificante nei confronti del padronato e del governo, pur in presenza di una sostanziale indisponibilità del governo ad aprire un negoziato reale con la burocrazia sui terreni di propria diretta competenza (politiche fiscali, legislazione sul lavoro, sanità, pensioni). Tutto ciò regala a padronato e governo un margine di manovra nella divisione del lavoro salariato (allargamento del welfare aziendale, premi salariali unilaterali, gestione padronale delle riduzioni dell’orario), e al tempo stesso priva di un riferimento sociale centrale, potenzialmente egemone, le lotte studentesche, femminili, pro Palestina.

Il gruppo dirigente della CGIL surroga la rinuncia alla lotta generale con l’iniziativa politico-referendaria. Da qui la campagna referendaria annunciata su temi istituzionali e sociali nel segno della “battaglia per la democrazia” (referendum abrogativi della legge annunciata per l’autonomia differenziata, della riforma istituzionale del premierato, della legislazione sui licenziamenti, precarietà del lavoro ed appalti). L’iniziativa mira a valorizzare il ruolo politico dell’apparato CGIL, a preservare attorno ad esso una rete di associazionismo collaterale (“La via maestra”), a segnare la pressione sul centrosinistra liberale quale soggetto federatore “esterno”. Ma in assenza della mobilitazione sociale come terreno centrale e portante, l’iniziativa referendaria resta esposta a numerose incognite sullo stesso terreno prescelto.


LA LISTA SANTORO E IL CROLLO DI UNIONE POPOLARE

Il campo della sinistra politica permane disgregato e marginale.

Sinistra Italiana, in blocco coi Verdi, ha consolidato il proprio ruolo di ala sinistra del centrosinistra liberale, mettendo a valore la propria rendita di posizione elettorale in uno schema bipolare. Da qui il suo rifiuto dell’intesa con Santoro in vista delle elezioni europee, e la preservazione del proprio simbolo.

Il Partito della Rifondazione Comunista (PRC) resta segnato da una grave frattura interna al proprio gruppo dirigente (Ferrero contro il segretario Acerbo) che è andata precipitando sulle forme di partecipazione alla lista Santoro, ma che investe il controllo del partito e minaccia la sua stessa tenuta; mentre il blocco del PRC con Azione e +Europa a sostegno della lista Soru in Sardegna, gestito dai ferreriani nel silenzio di tutto il gruppo dirigente nazionale, dà la misura delle eredità irrisolvibili di una formazione politica allo sbando.

Potere al Popolo è intervenuto nella frattura interna al PRC smarcandosi dalla lista Santoro e proponendo la lista di Unione Popolare per le elezioni europee. In realtà, sin dall’inizio ha costruito una manovra mirata alla rottura di UP e al rilancio in proprio di Potere al Popolo. Potere al Popolo dispone di un radicamento nelle scuole e università grazie all’operazione OSA-Cambiare Rotta, anche se non dispone del vento in poppa del 2018. Il cartello di Unione Popolare è in ogni caso crollato sotto il peso delle sue contraddizioni interne e con le dimissioni di De Magistris.

Mentre l’avventura della lista Santoro, di impronta personalistica e di esito incerto, mira a una politica di pressione “pacifista” sul centrosinistra in vista di una ricomposizione negoziale con questo nelle future elezioni politiche. Il PRC si rende partecipe di questa operazione.
Il dato comune e d’insieme è l’assenza di un partito indipendente del lavoro salariato e della volontà di costruirlo.


LA NOSTRA LINEA DI PROPOSTA E DI INTERVENTO

La proposta di una vertenza generale della classe lavoratrice, di un fronte unico di classe e di massa contro il governo e il padronato, di un partito indipendente della classe su un programma anticapitalista, della lotta per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, resta il nostro asse generale di riferimento. L’intero scenario politico e sindacale conferma la sua centralità. È la via dell’indipendenza di classe. L’unica che può intervenire da un versante di classe sul blocco sociale della destra reazionaria, ricomporre un blocco sociale alternativo, contrastare il disegno liberale di alternanza.

Portiamo e articoliamo questa proposta generale in ogni sede, fuori da ogni riflesso settario. Partecipiamo ai comitati unitari del No all’autonomia differenziata come ai comitati referendari annunciati dalla CGIL. Non contrapponiamo la proposta di mobilitazione ai referendum, ma portiamo anche nei comitati per il referendum la nostra proposta centrale di mobilitazione del movimento operaio, in alternativa alla linea della burocrazia sindacale. Parallelamente ci opponiamo alla radice a tutte le proposte del centrosinistra liberale in fatto di “governabilità” borghese (sfiducia costruttiva, rafforzamento dei poteri della presidenza del Consiglio, esaltazione della presidenza della Repubblica, leggi elettorali maggioritarie).
La nostra proposta centrale sul terreno democratico è quella di un sistema elettorale proporzionale puro (una testa, un voto). L’unica governabilità che ci interessa è quella di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici. La nostra campagna contro il disegno di autonomia differenziata si combina con una proposta di alternativa anticapitalista nei termini più volte richiamati (censimento su scala nazionale dei bisogni sociali ignorati da tutti i governi borghesi, quantificazione delle risorse finanziarie necessarie a soddisfarli, patrimoniale straordinaria del 10% sul 10% più ricco e cancellazione del debito pubblico verso le banche per finanziare tali risorse, mobilitazione generale del movimento dei lavoratori a sostegno di tale rivendicazione).
Su ogni terreno la nostra battaglia democratica contro la destra è ancorata a una prospettiva di classe, fuori da una logica puramente conservativa della Repubblica borghese e della sua Costituzione.

In questo quadro generale si colloca il nostro impegno nel movimento pro Palestina. La mobilitazione in atto a sostegno del popolo palestinese, al di là delle sue ragioni di merito, ha una grande rilevanza politica interna. Incrocia il sentimento pubblico filopalestinese della maggioranza della popolazione. Mette in difficoltà il governo della destra e le sue posture repressive. Evidenzia le contraddizioni del centrosinistra liberale. Trascina nelle iniziative di piazza un settore importante di giovani, a partire dalle università e dalle scuole.
Come partito ci battiamo per la continuità del movimento di solidarietà, la sua crescita, la sua strutturazione organizzativa, a livello locale e nazionale. Interveniamo con le nostre posizioni in tutte le manifestazioni del movimento. Non aderiamo a generiche manifestazioni “per la pace” in Palestina: nelle organizzazione di massa del movimento operaio e dell’associazionismo (ANPI) poniamo la necessità di una scelta di campo a sostegno della resistenza contro lo Stato sionista, fuori da ogni equidistanza pacifista. Soprattutto, propagandiamo in ogni occasione la nostra proposta programmatica internazionale quale unica possibile soluzione storica di prospettiva della questione palestinese. Tutti i materiali prodotti (seminario nazionale, rivista, testi e risoluzioni internazionali, etc.) vanno investiti in questa direzione, ampliando e calendarizzando le iniziative delle nostre sezioni territoriali.

Il coinvolgimento dell’Italia nella missione navale nel Mar Rosso, con un ruolo militare preminente, rappresenta un ulteriore terreno di caratterizzazione del nostro impegno antimperialista. La nostra contrarietà alla missione, la rivendicazione del suo ritiro, non muove da un versante pacifista ma dal sostegno alla resistenza palestinese e alla nazione araba. Al di là della loro natura, gli houthi sono oggi impegnati nel sostegno militare alla resistenza contro lo Stato sionista. Rivendichiamo apertamente il loro diritto a sostenere la resistenza palestinese con tutti i mezzi necessari contro tutte le missioni militari filosioniste. Nel confronto fra gli houthi e l’imperialismo di casa nostra siamo dichiaratamente a sostegno degli houthi, in coerenza con tutta la nostra tradizione.

L’intreccio fra mobilitazione pro Palestina e corso repressivo del governo può favorire la sensibilizzazione politica di un settore di gioventù. Tanto più per tale ragione, l’intervento su scuole e/o università va assunto come un riferimento costante del nostro intervento. Senza facili illusioni, nei limiti delle nostre forze, ma con costanza. L'ingresso o avvicinamento al partito di compagni/e giovani in alcune sezioni (Torino, Palermo), molto importante in sé, è un incoraggiamento in questa direzione. Ogni sezione è tenuta ad assumere una scuola e/o università come riferimento di un volantinaggio periodico, utilizzando sia volantini nazionali che locali.

La scadenza elettorale di giugno rappresenta una occasione di intervento propagandistico del partito in funzione della propria costruzione.

Per le elezioni europee, data la normativa antidemocratica che impedisce la nostra presenza, e l’assenza prevedibile di liste classiste, non daremo indicazioni di voto, ma coglieremo l’occasione come in passato di propagandare nelle forme possibili la nostra posizione programmatica anticapitalista “per gli Stati uniti socialisti d’Europa” quale unica soluzione storica progressiva della crisi europea: contro ogni illusione di europeismo liberal-borghese e di sovranismo nazionalista reazionario. Centrale in questo quadro la contrapposizione alla corsa agli armamenti degli imperialismi europei, non a caso condivisa da tutti i partiti borghesi (liberali o sovranisti) del continente, e avallata da diverse formazioni del campismo anti-USA. Ricercheremo nelle forme possibili un raccordo propagandistico con la campagna elettorale del nuovo NPA in Francia.

Per le elezioni amministrative, l’indicazione che abbiamo dato e confermiamo è quella della presentazione di nostre liste di partito ove possibile, con la relativa raccolta delle firme necessarie. Una scelta già oggi operativa per le elezioni di Pavia, Reggio Emilia, Caltanissetta. La presenza elettorale sarà finalizzata come sempre a valorizzare il programma complessivo del partito, tanto più sullo sfondo politico delle elezioni europee.

Il Comitato Centrale dà mandato alle sezioni del partito per una forte campagna di tesseramento per il 2024.
Le iniziative di partito sulla Palestina, le iniziative in cantiere sul centenario della morte di Lenin, con
l’utilizzo del prossimo numero di Marxismo Rivoluzionario prevalentemente dedicato a questa ricorrenza, vanno finalizzate alla conquista e avvicinamento di nuovi compagni, oltre che al ritesseramento dei vecchi, secondo quella logica di proiezione attiva verso la conquista di nuove forze che abbiamo indicato come centrale all’ultimo congresso. Sarà disponibile a breve un opuscolo su “Chi siamo, cosa vogliamo”, che riprende e argomenta più diffusamente il testo di volantino breve che già abbiamo predisposto. Il volantino breve va usato sempre come strumento largo di diffusione anche verso contatti occasionali. L’opuscolo è mirato alla conquista di interlocutori più formati dell’avanguardia, già interessati o interessabili al partito. Altri strumenti come il volantone e l’opuscolo su TMI e SCR si rivolgono, come abbiamo specificato, ad aree politiche specifiche, e come tali vanno utilizzati secondo le indicazioni già fornite. In ogni caso, ogni strumento messo a disposizione dal partito va concepito come strumento finalizzato alla conquista di nuovi compagni.

Comitato Centrale del Partito Comunista dei Lavoratori

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